Ebbene si’: lo spam funziona
Lo spam non funziona, lo spam e’ stupido, lo spam e’ vietato. E intanto negli USA fa vendere oltre 7 miliardi di dollari di prodotti e servizi.
Una ricerca della DMA (Direct marketing association) ha voluto vederci chiaro e ha scoperto che lo spam… vende (chiedere a Jeff Slaton, “The Spam King” citato in questo articolo di Wired).
Cosi’ il 9% degli utenti e’ stato convinto da messaggi spam a spendere in media 139 dollari, mentre l’email marketing “legale” convince il 36% dei destinatari a spendere 168 dollari. Si vede chiaramente che lo spam ha un ottimo rapporto costo/prestazioni.
Perche’ con lo spam non occorre fare l’opt-in, controllare di non essere mai invasivi: basta un CDROM con qualche milione di indirizzi, un servizio che consenta di mandare grandi quantitativi di email e si e’ in affari.
Inoltre gli utenti USA sembrano considerare lo spam meno invasivo di altri tipi di pubblicita’ non richiesta, come il telefono e i venditori porta a porta. (Evidentemente, premere il tasto DELETE non e’ poi un grande sforzo, come sostenevamo io e Antonio Tombolini sul suo forum, circa un anno fa…)
E allora? Tutto quello che abbiamo sempre letto e detto sul permission marketing, sull’email inviato solo “a chi lo richiede”? Tutto sbagliato?
La verita’ sta come sempre nel mezzo. Che lo spam sia pubblicita’ di basso livello, fastidiosa e indesiderata e’ vero. Che sia piu’ efficace comunicare via email con prospect “optin” che hanno detto “si’, mi interessa ricevere informazioni da voi” e’ fuor di dubbio.
Ma che, in fase di conquista di nuovi clienti, lo spam possa essere uno strumento molto efficiente e’ una realta’. Perche’ i suoi costi sono talmente bassi che anche una redemption piccolissima puo’ portare profitti.
Attenzione: stiamo parlando di conquista di nuovi clienti, non di CRM. Quando fate CRM parlate ai vostri clienti, non e’ una comunicazione tra sconosciuti e non e’ mai irrilevante.
Almeno, cosi’ deve essere il vostro CRM.